La storia, intervista al fondatore dell’azienda: Vander Tumiatti

21 marzo 2006

SEA MARCONI dunque, un nome facile da ricordare, con capacità innovativa e visione internazionale, proprio come il suo ideale ispiratore.

D – Di cosa si occupava inizialmente la Sea Marconi? Può ripercorrerne le tappe fondamentali?
R – Inizialmente la Sea Marconi realizzava impianti di protezione elettrica e di messa a terra, parallelamente si occupava di protezione dei trasformatori elettrici e dei fluidi isolanti.
La prima “idea” che diede luce alla Sea Marconi di oggi prese vita parlando con un cliente di Collegno (Torino, Italia) che mi domandò chi poteva “chimiché” (termine piemontese – trattare chimicamente) l’olio contenuto nei suoi trasformatori elettrici sovraccaricati.
In effetti l’esigenza era condivisa anche da altri clienti, perché alla fine degli anni ’60, l’epoca del boom economico italiano, la domanda di energia cresceva costantemente, la ridotta dimensione delle cabine elettriche non consentiva di aggiungere altre apparecchiature, di conseguenza i trasformatori in uso erano sempre impiegati al massimo carico.
La nascente esigenza di analizzare gli oli non trovava risposta nelle pratiche manutentive del tempo, io non conoscevo il settore, che all’epoca praticamente non esisteva; decisi allora di approfondire l’argomento. A Milano comprai le norme CEI, mi attrezzai per effettuare la misura della tensione di scarica costruendo personalmente uno spinterometro e, in un secondo momento, offrii anche la misura dell’acidità.
Si stava creando un nuovo mercato, una prospettiva diversa e un’opportunità per archiviare e popolare quella che oggi risulta essere la più grande base dati indipendente del settore.
Nel corso degli anni, la parte di protezione elettrica progressivamente diminuì, l’azienda cominciò ad occuparsi sempre di più di chimica, spinta anche dalla domanda diprotezione ambientale che generò nel 1976 le Direttive Europee sui PCB.

Lo stesso anno, precisamente il 10 luglio 1976, 40.000 persone circa furono evacuate a causa del tristemente famoso disastro ambientale, il “Caso della Diossina di Seveso”. Si trattò del più grave caso mondiale di contaminazione della 2,3,7,8-TCDD (“Diossina di Seveso”), causato dallo scoppio di un reattore presso il settore A101-Reparto B dello stabilimento chimico dell’Icmesa spa di Meda (Milano, Italia).
Nel dicembre del 1982 ricevemmo da parte del Senatore Luigi Noè, responsabile dell’Ufficio Speciale di Seveso – Regione Lombardia, un invito a presentare una proposta per detossificare la tetraclorodibenzoparadiossina (2,3,7,8-TCDD). Valutammo attentamente le implicazioni tecnico-scientifiche e politiche della richiesta e decidemmo di raccogliere la sfida. Dopo poco ricevemmo i primi successi in laboratorio, che lasciavano ben sperare per le applicazioni specifiche sulla diossina.
Quell’avvenimento ci diede la possibilità di misurarci su nuovi fronti e soprattutto di fornire soluzioni concrete a problemi molto sentiti dall’opinione pubblica, incoraggiandoci a proseguire in quella direzione.
La nascita di CDP Process®, impiegato per la dealogenazione e detossificazione dei PCB negli oli contenuti nei trasformatori, unito al servizio di copertura diagnostica del parco trasformatori, ampliarono sensibilmente la richiesta dei nostri servizi.
Nel 1992 nasce la Sea Marconi Envirotech Italia srl (Lecce), per fornire risposte efficaci ai Clienti del Centro-Sud Italia.
Ritengo delle tappe fondamentali i successi ottenuti all’estero: nel 1996 grazie a Sea Marconi, Cipro viene dichiarato primo Paese “PCB Free”, nel 1999 Sea Marconi inizia la fornitura alla National Grid (Inghilterra); comincia ad avverarsi il nostro desiderio di darci una prospettiva Europea ed internazionale.
Nel 2001 nasce la Sea Marconi France sarl, per essere presenti direttamente sul mercato Francese, nel 2002 nasce la Sea Marconi Energia y Medioambiente sl per soddisfare il mercato spagnolo. Infine, nel 2004 nasce la Sea Marconi Latino Americana sa a Buenos Aires (Argentina).

L’esperienza acquisita, unita al costante impegno nella ricerca e nell’innovazione ci ha permesso di coordinare un gruppo di 11 partner europei per il progetto di ricerca europeo Haloclean® (1999). Si tratta di un processo termo-chimico che, attraverso una pirolisi controllata (processo di ossidazione termica in assenza di ossigeno) a bassa temperatura, consente di recuperare metalli nobili ed ottenere risorse riutilizzabili da rifiuti elettronici o da materiali polimerici. Tuttavia, sono convinto che la vera “Mission” del progetto Haloclean è la produzione di energia pulita da biomasse residuali, fonti rinnovabili e la valorizzazione di materiali diversi (polimerici, biologici, ecc).

D – Quali difficoltà ha incontrato l’azienda e come sono state superate?
R – Gli inizi (anni 1969-1973) sono stati i più difficili e duri, le rivolte sindacali, la guerra in Medio Oriente e la prima crisi petrolifera hanno causato il radicale cambiamento dello scenario Italiano e di quello Internazionale. Una componente aggiuntiva era l’inesperienza, perché non ero ben organizzato per fare impresa e non avevo la tranquillità economica per tirare il fiato.

Secondo me un imprenditore deve far leva su tre fattori critici propri: prima di tutto una solida idea imprenditoriale, una smisurata passione per il proprio lavoro e senz’altro serve coraggio, cioè la capacità di prendere rischi, e di realizzare il progetto previsto.
Certo, è necessaria anche la fortuna, perché spesso accadono delle cose che vanno al di là del tuo volere e del tuo potere.
Io ho iniziato nel periodo del boom economico (1968), e subito dopo ci sono stati lo sboom dell’autunno caldo e la crisi del petrolio (1973). Poi, nel 1987 ho ristrutturato l’azienda, ho abbandonato il settore delle protezioni elettriche, e ci siamo focalizzati su nuovi prodotti e nuovi mercati.

La difficoltà, le delusioni, sono state superate sempre, con l’aiuto delle tantissime soddisfazioni che la famiglia, mia moglie Graziella Gardini, le mie figlie Cristina e Michela, l’azienda e le persone che ci lavorano mi hanno regalato.
Ricordo con grande emozione la scoperta e la validazione in situ di “CDP Process®” per la decontaminazione e detossificazione chimica della “Diossina di Seveso” (1982). Gli esperimenti furono condotti presso il Centro Comune di Ricerca Europeo di Ispra (CCR) coordinati dal prof. Sergio Facchetti ed in collaborazione con l’Università di Torino (prof. Pietro Tundo), tentando dove mai nessuno era riuscito; gli esiti si rilevarono un successo assoluto a livello mondiale.
La scoperta diede visibilità a Sea Marconi anche sugli organi di stampa e rafforzò la convinzione di potersi cimentare anche in ambiti diversi da quelli affrontati fino a quel momento.
Le altre soddisfazioni che ci hanno aiutato a superare i momenti difficili sono state per esempio il vedere che molte persone sono cresciute in una nicchia di mercato che 38 anni fa non c’era ed oggi è diventata una realtà, oppure i sorprendenti riconoscimenti, i risultati già ottenuti dal progetto Haloclean o, ancora, creare un nuovo prodotto che incontra favore sul mercato, cioè il piacere che la tua idea venga condivisa.

D – La SEA MARCONI, da un punto di vista dell’età media dei dipendenti, è senza dubbio un’azienda molto giovane (in media 35 anni), che consigli si sente di dare a chi con impegno e dedizione ha sposato la sua causa ed oggi fa parte del suo staff?
R – Devo dire che la mia è stata una decisione responsabile, ho scelto il mio lavoro e ne sono pienamente soddisfatto. Le leve che dovrebbero toccare tutte le persone, indipendentemente dal proprio ruolo, sono la voglia di misurarsi con sé stessi e con gli altri, la passione di far bene, di superarsi e migliorare costantemente.

D – Quali sono le colonne su cui si regge l’azienda oggi rispetto a 38 anni fa?
R – Senza dubbio le Risorse umane, cioè le donne e gli uomini che rappresentano la parte strategica del futuro, che non dipende più da una sola persona, ma da un Team di Lavoro, dalla capacità di creare nuove idee e di condividere una visione comune, dalla passione, dalla determinazione nel raggiungere i risultati prefissati.

In fin dei conti, però, un’organizzazione più o meno grande si misura con il successo dell’azienda, con il raggiungimento di un obiettivo condiviso.
Oggi domina una scrupolosa cura degli aspetti legati alla Qualità in azienda, vista come valore e forza comune; apprezzo l’attenzione e l’impegno rivolti alla sicurezza sul lavoro; giudico positivamente la sensibilità ed insieme la maturità con cui i miei collaboratori affrontano le tematiche ambientali.
Collaboro quotidianamente con una nuova generazione di persone, più aggressiva, più adatta alle sfide di oggi. Molti sono diventati genitori da poco, di conseguenza sentono il dovere e la responsabilità di garantire ai propri figli un futuro migliore, e la responsabilità di essere protagonisti del processo di rinnovamento costante verso lo Sviluppo Sostenibile perché “Noi siamo il prodotto dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo”.






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